venerdì 29 marzo 2013

LA PROFEZIA DEI MAYA E I SEMI DI CHIA

Le novità in campo erboristico sono spesso delle riscoperte di usi tradizionali che nel tempo si erano smarriti per i più vari motivi come nel caso dei semi di Chia. Questi semi provengono da una specie di Salvia a cui Linneo nel '700 diede il nome di "Hispanica" per averla ritrovata nella penisola iberica. Tuttavia questa particolare Salvia proveniva dal centro America ed era ben nota alla cultura di Maya ed Aztechi che la utilizzavano come energetico e immunostimolante in ambito curativo ma sembra fosse anche impiegata nei rituali religiosi. La Chia era una pianta spontanea molto diffusa tanto che vi era il detto "cresce come la Chia" 1 ma quando i conquistadores presero con la forza le terre delle popolazioni che avevano abitato l'America latina fino a quel momento, eliminarono completamente le piantagioni di Chia in modo da sopprimere i rituali antichi legati a questa pianta. Probabilmente qualche spagnolo portò la Chia nella penisola iberica e da qui Linneo, nel suo censimento botanico, la inserì chiamandola appunto Salvia hispanica.

Semi di Chia (Wikipedia)
Nella lingua dei nativi del centro America "chia" significa forza. Questo ci indica che i semi erano utilizzati per le proprietà toniche che sapevano fornire.
L'erboristeria moderna, che ha bisogno di informazioni pragmatiche e scientificamente dimostrabili, ha validato quest'affermazione e trovato altre interessanti caratteristiche nei semi di Chia.
Essi sono dei multinutrienti completi, ricchi in amminoacidi, minerali, fibra e omega 3.
Le quantità di minerali sono consistenti per quanto riguarda calcio, potassio, magnesio e ferro. Tra gli amminoacidi troviamo un alto contenuto di metionina, lisina e cisteina oltre alla presenza di tutti gli altri amminoacidi essenziali (assimilabili soltanto con l'alimentazione).

Gli omega-3 rappresentano il valore aggiunto di questi semi. Infatti l'alta percentuale di acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 contenuta in essi ha indotto la ricerca moderna ad esplorare il campo d'azione terapeutico dei semi di Chia. Studi recenti ("The promising study of Chia") hanno infatti dimostrato come i semi di Chia possano regolare i livelli serici dei lipidi e aiutare l'organismo in caso di dislipidemia e resistenza insulinica.

E i Maya? Forse la fine del mondo non sono riusciti a prevederla ma sulla Chia c'avevano azzeccato...


1 Filippo Luigi Gilii, Gaspar Xu Rez; “Osservazioni fitologiche sopra alcune piante esotiche introdotte Roma”, 1789
 

venerdì 22 marzo 2013

FUMATA GRIGIA...HABEMUS BOSWELLIA

Quando si arriva a Santiago de Compostela e si trova il Botafumiero attivo, una sensazione di pace ci avvolge... Che sia il profumo dell'incenso o la stanchezza provocata dalle fatiche della strada percorsa? 

Botafumiero, Santiago de Compostela
Ma perchè proprio l'incenso? Ve lo siete mai chiesti? Come sempre una risposta c'è...
Con il termine incenso s'intende una resina estratta da piante della sp. Boswellia, un arbusto dall'aspetto arboreo che cresce soprattutto nella zona del Mar Rosso, in Somalia e nel nord-ovest dell'India. Questa gommoresina è estratta praticando delle incisioni sulla corteccia da cui fuoriesce un essudato lattiginoso sottoforma di lacrime tondeggianti e irregolari. 

L'incenso veniva utilizzato fin dall'antichità nei riti pagani ed è poi stato introdotto nel culto cristiano come fumigatorio. Il suo uso tradizionale era legato alle proprietà antisettiche molto spiccate ma, come riporta Dioscoride, veniva impiegato anche per "ferite fresche", affezioni dei polmoni, catarri e per gli "sputi di sangue".

I principi attivi che caratterizzano questa resina sono gli Acidi triterpenici pentaciclici e Olio essenziale. Gli Acidi triterpenici determinano l'attività biologica della pianta e infatti il titolo dell'incenso viene espresso in Acidi boswellici che non dovrebbero essere inferiori al 70% dell'estratto secco. Queste sostanze hanno una spiccata azione antinfiammatoria agendo sull'inibizione della sintesi dei leucotrieni e sul "sistema del complemento".

Boswellia serrata

In ambito clinico la Boswellia offre diverse applicazioni di grandissimo interesse tra cui: Osteoartrite, Asma bronchiale, Morbo di Crohn, Colite ulcerosa e Artrite reumatoide. Tutte queste patologie, di interesse strettamente medico, hanno in comune un quadro infiammatorio molto complesso che con l'uso di estratti titolati di Boswellia può essere ridimensionato.

Se in questi giorni vi capitasse di accendere un bastoncino d'incenso, fermatevi un attimo e guardatelo con rispetto...il suo aroma nutrirà il vostro Shen, splendore della vita.



Prima che spiri la brezza del giorno 
e che le ombre fuggano, 
io andrò al monte della mirra 
e al colle dell'incenso. 
(Cantico dei Cantici C.4, v.6-7)

martedì 27 novembre 2012

REISHI: ELISIR DI LUNGAVITA...

Dopo aver anticipato l'argomento micoterapia in un precedente post, parliamo di un fungo medicinale tra i più studiati ed interessanti: Ganoderma lucidum detto Reishi. I cinesi lo chiamavano Ling zi ovvero "pianta dello spirito" ma è stato anche definito nel tempo "fungo dell'immortalità" perchè sembrava avesse il potere di dare vigore e salute all'organismo.

Ganoderma lucidum



Fatte le dovute presentazioni bisogna precisare che Reishi non è un fungo commestibile per il suo gusto amaro e la consistenza legnosa. La forma principale con cui si assume tale fungo è in compresse/capsule o tisana (soprattuto in Oriente e Germania).
Secondo la MTC (Medicina Tradizionale Cinese), Ganoderma lucidum è una sostanza adattogena utile in problemi gastrici, allergie, asma, astenia, insonnia e artrite. Queste proprietà sono state tutte dimostrate dagli studi scientifici che hanno trovato nei principi attivi di Reishi delle sostanze biologicamente molto attive. Tra queste ricordiamo: triterpeni (acidi ganodermici), polisaccaridi (ß-glucani dal 10 al 50%), proteine e altri componenti (Germanio ad es. che ha effetto ossigenante e antalgico).


Triterpeni isolati da Ganoderma lucidum (da Xiao-Yu Guo, 04.2012)

Oltre le proprietà sopra citate ricordiamo che Reishi è un immunostimolante in quanto favorisce l'attività delle cellule NK (Natural killer) e induce la produzione di IL-1 e IL-2. A differenza di Shiitake che è molto utile nelle malattie invernali, Reishi ha un interessante tropismo nei disturbi allergici e nell'infiammazione cronica in generale. Sia Reishi che altri funghi medicinali iniziano ad esser noti per l'utilizzo in patologie degenerative come i tumori. Ganoderma lucidum stimola il sistema immunitario aspecifico potenziando l'immunità cellulo mediata. Anche un istituto internazionale come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York ha inserito nel suo sito informazioni riguardo Reishi ed altri funghi, segnale che la medicina presta attenzione a queste sostanze dalle interessanti applicazioni.

In MTC Reishi lavora sulla loggia "cuore" e alcuni studi hanno dimostrato come lavori normalizzando la funzione cardiovascolare regolarizzando la pressione sanguigna e contrastando la formazione della placca ateromasica. Inoltre Reishi svolge anche un'importante azione di prevenzione e trattamento sull'IPB (ipertrofia prostatica benigna), patologia che può essere l'anticamera di un carcinoma prostatico.





venerdì 24 agosto 2012

UOMINI, ANDATE ALLA RADICE!

Questo post nasce dall'esperienza vissuta un mese fa in cui sono andato a trovare degli amici in un'azienda che produce piante officinali nell'appennino tosco-emiliano e ci siamo dedicati alla raccolta di radici di ortica dioica. L'urtica dioica è una pianta ampiamente conosciuta anche da chi non si interessa di botanica a causa della reazione irritante che provoca sulla pelle (urere significa bruciare) dovuta dall'acido formico presente nei peli acuminati. Diciamo che per essa vale il detto 'il primo incontro non si scorda mai'...

La raccolta di radici di ortica ha attivato i nostri geni di raccoglitori ma ha anche provocato interesse in chi della radice di ortica non avesse idea dell'utilizzo erboristico. Infatti, se ai più possono esser poco note le proprietà delle foglie di ortica ancor meno lo sono quelle delle radici! Andiamo alla radice perciò...

Urtica dioica radix
L'ortica, sia le foglie che le radici, forniscono un discreto apporto mineralico con sali di sodio, potassio e magnesio. I composti chimici contenuti nelle radici di ortica sono acidi grassi, terpeni, fenilpropani, steroli e lectine. A questi ultimi la ricerca scientifica ha attribuito l'attività di inibire la crescita delle cellule prostatiche. Sembra, inoltre, che il sitosterolo in essa contenuto favorisca una diminuzione della sintesi di prostaglandine a livello prostatico migliorando il quadro infiammatorio.
Tra le piante studiate nell'IPB (Ipertrofia Prostatica Benigna) l'ortica presenta il minor numero di lavori scientifici. Tuttavia cercando nelle banche dati si può osservare che qualche lavoro è stato fatto con discreti risultati.
In questo articolo ad esempio, gli autori concludono che l'associazione di Urtica dioica, Serenoa repens e Pinus pinaster può essere utile nella prevenzione dell'IPB. Speriamo che altri studi sostengano l'attività di Urtica così noi continueremo a raccoglier radici e qualcuno potrà magari trarne giovamento...

sabato 21 luglio 2012

VAGINITI RICORRENTI DA CANDIDA

La candidosi vulvovaginale recidivante è un disturbo che interessa una fetta consistente di donne in età fertile (si stima tra il 5 e l'8%). Si definisce recidivante quando gli episodi si manifestano con frequenza maggiore/uguale a 4 volte l'anno. Questo disturbo si presenta con sintomi quali irritazione, prurito vaginale, dolore durante la minzione e perdite di colore biancastro (leucorrea).
Responsabile di tutte queste manifestazioni è un fungo che può infettare la mucosa vaginale: Candida albicans, un fungo commensale dell'apparato genitourinario e gastrointestinale.

Cure antibiotiche prolungate, fattori genetici, uso di farmaci corticosteroidei, allergie, squilibrio ormonale, diabete mellito e Aids sono tutte situazioni che possono favorire la proliferazione di C. albicans.

Candida albicans (Kat Masback)
Il fatto che si manifestino recidive è da attribuirsi ad una ricaduta infettiva e non ad una reinfezione ex-novo come hanno dimostrato gli studi in merito (Tasic et al, 2002).

Ma cosa si puo' fare per evitare che si manifestino infezioni recidive? La naturopatia, disciplina che favorisce il trattamento e la prevenzione dei disturbi dell'organismo avviandolo verso l'auto-guarigione (vis medicatrix naturae), prevede un lavoro su più fronti: fitoterapia, integrazione nutrizionale, alimentazione e stile di vita.
Partiamo dalla fitoterapia. La natura offre davvero tante soluzioni per difendersi da organismi patogeni come Candida. Uno su tutti, quello che ha anche il maggior numero di studi a riguardo, è il Tea tree oil. Questa essenza derivante da un albero australiano, ha dimostrasto di essere un ottimo antifungino sia in vitro che in vivo. L'uso interno dev'essere seguito sotto controllo perchè può essere irritante per le mucose e va dosato opportunamente. Per uso esterno viene impiegato in lavande vaginali con acqua o miscelato a dell'olio di iperico per applicazioni topiche.
Altre sostanze naturali utili nelle infezioni da Candida sono l'estratto di semi di pompelmo, l'acido caprilico (acido ottanoico; si ricava dalle noci di cocco), l'aglio e la pseudowintera. A queste piante ed estratti sarebbe opportuno affiancare dei modulatori del sistema immunitario come i funghi medicinali (Reishi, Shiitake ad es.) o piante come Uncaria, Echinacea o Astragalo.

Un'importante valore nella prevenzione delle recidive lo hanno i probiotici. Infatti è stato dimostrato che, tenendo sotto controllo la flora batterica, si può contrastare la ricaduta infettiva da Candida utilizzando Lactobacilli. Nell'est europeo, la medicina tradizionale prevedeva addirittura l'uso topico di yogurt naturale per combattere le infezioni vaginali. Un ph vaginale acido è infatti un ambiente sfavorevole alla comparsa di infezioni da Candida.

La comunità scientifica non ha ancora accettato totalmente l'importanza dell'alimentazione nel trattamento delle vulvoginiti recidivanti anche se, da dati empirici e da alcuni studi, ne viene evidenziata la portata. Uno dei pilastri da seguire (sempre, non solo se si ha una vaginite...) è la totale astensione dallo zucchero (anche di canna!). Infatti i miceti come Candida, si nutrono di zuccheri semplici per cui più ne introduciamo, più essi potranno svilupparsi. Fondamentale poi che i carboidrati assunti siano integrali, cioè non privati del prezioso germe e della crusca. A queste "semplici", ma fondamentali, indicazioni si aggiunga anche un generoso apporto di frutta e verdura, semi oleosi, frutta secca. Abbinare proteine (meglio pesce o carni bianche) e carboidrati ai pasti permette di ridurre i picchi insulinici, diminuendo il quantitativo di glucosio circolante (glicemia) che può incidere nella comparsa di recidive. Utilizzando inoltre per condire solo olio extravergine d'oliva, che si può unire a quello di semi di lino di prima spremitura, si introducono dei buoni nutrienti e si riduce ulteriormente l'assorbimento dei carboidrati. Queste regole sono state ricordate anche nella nuova campagna promossa dal governo USA  per una sana alimentazione presentata dall'immagine qui sopra.

Come si può comprendere da queste righe, il problema delle vaginiti ricorrenti da candida è articolato e le variabili in gioco su cui puntare per una pronta guarigione sono molteplici. Addirittura si è visto come il controllo dello stress cronico possa incidere positivamente nel trattamento delle vaginiti ricorrenti (Ehrström SM et al., Am J Obstet Gynecol 2005). Quindi ben vengano tutte le tecniche di rilassamento come yoga, tai chi, shiatsu, meditazione, etc. Lavorando su tutti gli aspetti fin qui discussi si può prevedere un sano recupero sfruttando le capacità di auto-guarigione di ciascuno, evitando, quindi, di incorrere nelle fastidiose recidive.  


venerdì 8 giugno 2012

KARKADE' E LA SETE PIU' NON C'E'...

Ormai è un'epidemia...ci sono bevitori di Karkadè ovunque! Hibiscus sabdariffa si sta affermando come bevanda sostitutiva di tè e caffè anche negli uffici dove la dipendenza da caffeina era radicata da generazioni di impiegati legati al rito delle "macchinette"...
I fiori di Karkadè sono la parte della pianta da cui si ricavano dei delicati infusi. Hanno un colore rosso vivo che deriva dagli antociani contenuti (fino all'1,5%). I principi attivi sono acidi organici (15-30%) come acido citrico, tartarico, malico, ossalico che conferiscono alla bevanda il sapore leggermente acidulo. La presenza di acidi organici conferisce una blanda azione lassativa alla bevanda anche se mitigata dalla cospicua quantità di mucillaggini nei fiori di ibisco.
Il consumo di questo rosso infuso è diventato popolare per le sue proprietà dissetanti anche se non è ben chiaro il meccanismo sottende a quest'azione.

Hibiscus sabdariffa
 Alcuni studi (link pubmed) hanno dimostrato come l'assunzione quotidiana di karkadè possa favorire l'abbassamento della pressione arteriosa in soggetti che soffrano di leggera ipertensione.
Un'arma in più per affrontare il grande caldo che sta per sopraggiungere...potreste prepararlo in buona quantità e conservarlo in frigorifero, sostituendolo a tutte le bevande zuccherate pubblicizzate da seducenti signorine che le degustano con cannuccia e ombrellino in spiaggie caraibiche...

lunedì 21 maggio 2012

100 COLPI DI MELISSA...

Parafrasando il titolo di un noto bestseller di una decina di anni fa, oggi vorrei parlare di Melissa officinalis nota anche come erba limona, cedronella o limunina...
Melissa è pianta che cresce spontanea alle nostre latitudini e la si può trovare facilmente in qualche giardino durante la primavera e in estate. La si riconosce facilmente per la forma delle foglie ovali-elittiche lungamente picciolate che presentano delle rugosità ai bordi. Affinando l'olfatto la si può individuare dal discreto aroma di limone che emana...provate poi a sfregarne le foglie e la distinguerete immediatamente!

Melissa officinalis
L'uso della melissa risale a tempi antichi come documentato da Avicenna (medico e filosofo persiano) attorno all'anno 1000 d.C. Egli dice: "...lo vino di melissa vale contro la sincopa ovvero agonia perchè conforta molto el core." Questa citazione indica come la melissa fosse usata per le sue proprietà rilassanti e blandamente sedative, proprietà che sono state confermate anche dalla ricerca scientifica.
I principi attivi contenuti in questa pianta comprendono polifenoli (acido caffeico, rosmarinico, p-cumarico) e olio essenziale (costituito da aldeidi principalmente). Proprio quest'ultimo è in grado di interagire con i recettori del sistema GABAergico in modo da favorire l'effetto rilassante sulla muscolatura.
Melissa è usata anche per le sue proprietà carminative in casi di gonfiore addominale, soprattutto in quello di origine psicosomatica.

Eau de mélisse
Una delle ricette più note a base di questa pianta è l'Acqua di Melissa (Eau de melisse), formula introdotta nel XVII secolo dai Carmelitani Scalzi che, ancora oggi, è in commercio per le sue proprietà digestive, carminative e rilassanti.

Tornando al titolo del post possiamo proprio dire che 100 gocce di Melissa spazzolano via diversi problemi...

lunedì 23 aprile 2012

MANGIATO ASPARAGI...?

"Fanno gli asparagi buon odore in tutto il corpo ma fanno puzzare l'orina...". Nel 1550, il Mattioli descriveva così l'effetto a noi conosciuto di questi turioni ("Giovani germogli di questa pianta perenne con foglie rudimentali.", Treccani).

Asparagus officinalis (ph. Liz West)
Siamo in piena stagione di asparagi, pregiati vegetali che sono sempre più apprezzati in ambito culinario. Questi "germoglioni" sembra fossero coltivati già dagli Egizi che oltre all'uso culinario ne stimavano le proprietà curative. La specie più coltivata è Asparagus officinalis ma va citato anche A. racemosus apprezzato soprattuto in India dove viene impiegato anche in medicina Ayurvedica.

Il colore degli asparagi è normalmente verde o verde-violaceo ma si possono trovare anche di colore bianco. Nel secondo caso i turioni vengono raccolti ancora sottoterra e le coltivazioni sono solitamente coperte con dei teloni.

L'asparago è un importante diuretico e una ricca fonte di nutrienti dal basso profilo calorico (dieta a base di asparagi insomma?). La quantità di proteine è elevata così come quella di fibra. Tra i micronutrienti spiccano l'alta concentrazione di ferro, acido folico, vitamina C e A, tiamina, riboflavina e triptofano. Discreto anche il contenuto in flavonoidi sottoforma di quercitina, sostanze dall'azione antiossisante.
Il metabolismo dell'asparagina, amminacido contenuto negli asparagi appunto, è responsabile dell'odore poco felice delle urine. Vista la discreta quantità di ossalati dovrebbero essere consumati con moderazione in persone con insufficienza renale.
Asparagina

Vi lascio con una ricetta molto semplice tratta dal libro "La cucina a impatto quasi zero". Si tratta di una Mousse cruda di asparagi... Ingredienti semplici e ricetta facile da preparare! E' sufficiente spellare i gambi di asparagi crudi, tagliarli a pezzetti e frullarli aggiungendo a filo tanto olio quanto ne occorre per ottenere una crema. Aggiungere sale e pepe. Servire come antipasto con pane tostato. Bon apetit!

giovedì 29 marzo 2012

VIA DEL CAMPO, COLOR DI FOGLIA...

Cari amici lettori, in questa calda giornata non possiamo non rivolgere lo sguardo alla natura che è nel pieno della sua esplosione primaverile! Oggi andremo a scoprire tre specie di erbe spontanee caratteristiche di questa stagione ed utilizzate solitamente in cucina. Più in generale parleremo di piante alimurgiche che, in tempi di crisi economica, vanno riconsiderate! (Alimurgia sta per alimentia urgentia)

Incominciamo parlando del volgarmente detto "pisacan" o "radicéa" passato alla storia col nome di Tarassaco (Taraxacum officinale Weber). Questa pianta è ben nota per la sua ampia diffusione in Italia dove cresce nei prati e lungo i fossi (a volte "infestandoli"!)
In cucina vengono usate le foglie crude del tarassaco, prima che spunti il fiore, per preparare insalate. Le foglie, come anche le radici, contengono dei principi amari (tarassacina, tarassasterolo,...) che sono utili in primavera per stimolare la "depurazione" del corpo favorendo l'eliminazione di tossine da parte degli organi emuntori (fegato, reni, intestino, pelle). Il "pisacan" esplica un'azione coleretica, stimolando la secrezione di bile da parte della colecisti. Le parti aeree del tarassaco sono oltresì ricche in sali minerali, potassio soprattutto (in primavera).

Il prof. Cattorini, negli anni sessanta, compose un'ode al tarassaco che pubblicò nel suo libro Piante medicinali: chimica, farmacologia e terapia. Di seguito la riporto in forma ridotta:

Taraxacum officinale, Weber
"Viva il Tarassaco cibo da bestia
se unisce il merito alla modestia?
Esso all'epatico, triste soggetto,
forse nell'animo destò il concetto:
e - per il male - dilige et...vale!
Viva il Tarassaco buon vegetale! 
Contenta ai comodi che Dio le fece
può dirsi il paria della sua specie.
Cresce dovunque, senza pretese,
in prati e strade d'ogni paese.
Sta persuasa e non intrusa.
Viva il Tarassaco erba di casa!
Risana il fegato la sua radice;
ed il fogliame, (così si dice)
se ben condito,
sveglia lo stomaco senza appetito. [...]"


Altre piante spontanee che vediamo crescere nei prati, lungo i bordi delle strade, dei fossi tra marzo e aprile sono gli strigoli che rispondono al nome botanico di Silene vulgaris. In Veneto sono anche chiamati scìopetin o schioppetti per il caratteristico suono prodotto comprimendo i fiori tra le dita. Gli strigoli non sono entrati nella storia per il loro uso terapeutico in quanto venivano tradizionalmente utilizzati soltanto come blandi diuretici. Nel Bel paese è invece famoso il loro uso culinario, diffuso e variegato da regione a regione: con gli strigoli si fanno risotti, ma si possono trovare anche fritti o lessati da mangiare come contorno. In Veneto si usano nelle frittate che tradizionalmente vengono preparate durante i pic-nic di Pasquetta o San Marco.

In questa piccola rassegna spontanea di piante alimurgiche potevano mancare i bruscandoli? Con questo termine si indicano i germogli di Humulus lupulus che spuntano in primavera. L'etimologia del nome offre interessanti spunti per chi, da questa lettura, voglia improvvisarsi raccoglitore: humulus deriva da humeo=essere umido proprio perchè questa pianta tende a crescere lungo i fossi, nascosta magari dal tronco di un "saez" (salice). Lupulus sembra derivi invece da lupus salicarius (Plinio) perchè attorcigliandosi attorno ai giovani salici ne provochi la morte. Quindi non cercateli in campo aperto!

Come per gli schioppettini, anche i bruscandoli offrono ampia scelta d'uso in cucina. Risotti, frittate, torte salate, ravioli...sapete altri usi? Condividete allora il vostro sapere! Ne trarrà giovamento la nostra alimentia urgentia...


Per approfondimenti:
- https://www.dipbot.unict.it/alimurgiche/piantespontanee.aspx 
- http://www.piantespontaneeincucina.info/index.html 
- http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=2025 
- http://meristemi.wordpress.com/2010/05/07/bacche-e-radici-1/

mercoledì 21 marzo 2012

PAESE CHE VAI...SPEZIA CHE TROVI!

Inizio questo post salutando e ringraziando un'amica: Anna, ingegnere ambientale che presta servizio da alcuni anni in Africa. La sua ultima esperienza l'ha portata in Etiopia da cui ha portato ad amici e parenti questa ottima miscela di spezie, chiamata Berberé...e ce è?

Il Berberé è originario del corno d'Africa, utilizzato soprattutto in Etiopia ed Eritrea. E' la spezia che viene tradizionalmente impiegata nella preparazione dello zighinì, uno spezzatino che è il piatto nazionale eritreo.Viene solitamente accompagnato da una specie di pane tipico chiamato Injera (o Enjera).
Il Berberé è una miscela costituita da spezie tipiche del corno d'Africa a parte il Cardamomo (ingrediente facoltativo) che ne conferisce maggior profumo ed è tra i componenti, il più costoso. Le altre sono:
  • Peperoncino (vedi post)
  • Fieno greco: semi dalle interessantissime proprietà medicinali. Sono usati come ricostituenti in situazioni di inappetenza, ipoglicemizzanti.
  • Pimento (Pepe di Jamaica o Allspice, vedi post)
  • Chiodi di garofano (vedi post)
  • Pepe nero
  • Zenzero in polvere (vedi post)
  • semi di Coriandolo: digestivi, carminativi
  • Cannella in polvere (vedi post)
  • Ajowan, semi di sedano di montagna
Questo mix di spezie è veramente molto interessante per come sia assortito. Aggiunto ai cibi li rende più colorati e saporiti senza il dover ricorrere sempre ad esaltatori di sapidità e riducendo la quantità di sale da utilizzare. Suppongo che il berberé sia stato usato in origine, perchè fosse difficile conservare gli alimenti in modo corretto nel passato. L'uso di spezie come i chiodi di garofano, il pepe, il pimento, il peperoncino, il coriandolo, lo zenzero, la cannella (tutte praticamente...) permettono di facilitare la digestione dei cibi ai quali vengono aggiunte.

In questa stagione stanno per arrivare i "turioni" dell'asparago, la cui varietà bianca si presta molto bene secondo me all'associazione con il Berberé. Una ricetta semplice e personalizzata per un bel pic-nic primaverile...

Frittata di Asparagi bianchi e Berberé

Preparare 3 asparagi bianchi, pelati e tagliati a rondelle dello spessore di 2-4 mm. Saltare con un filo d'olio e vino bianco in padella fin quando non si ammorbidiscono un po' ma lasciandoli croccanti al punto giusto. Sbattere delle uova fresche con poco sale e berberé. Aggiungere le uova sbattute agli asparagi nella padella e cuocere fino a dare consistenza omogenea alla frittata. Bon appetit!

    venerdì 2 marzo 2012

    E ALLORA CARDO...

    Oggi si respira aria di primavera nonostante l'inizio ufficiale debba ancora attendere qualche settimana. In questo periodo sono ben noti gli effetti che il cambio di stagione provoca nelle persone: stanchezza, spossatezza, SAS (Sindrome Anergica Stagionale) fino ad arrivare alle note riniti allergiche.
    E' proprio questo il momento di ricorrere alle classiche forme di "depurazione" che sono tradizionalmente state promosse da erboristi e naturopati per favorire il drenaggio da parte degli organi emuntori (fegato, reni, pelle).
    Se parliamo di depurazione del fegato, la pianta di riferimento è sicuramente il Cardo mariano. Silybum marianum è una pianta della famiglia delle Compositae i cui frutti sono utilizzati fin dall'antichità come protettori del fegato. E' una pianta che può raggiungere i 150 cm e i cui frutti maturano in piena estate.
     

    Cardo mariano
    I frutti del Cardo mariano contengono una miscela di flavolignani chiamata silimarina. Un buon estratto di cardo mariano dovrebbe contenere almeno l'1,5% di silimarina calcolata come silibina. Inoltre nei semi di cardo troviamo anche altri flavonoidi come quercitina e kaempferolo ma anche steroli come il noto beta-sitosterolo.
    E' stato dimostrato che la silimarina possieda proprietà antiossidanti ed epatoprotettive aumentando il contenuto cellulare di glutatione e favorendo l'attività di scavenger nei confronti dei radicali liberi. Il cardo mariano è usato nei disturbi del fegato in cui si riscontrano alterati valori epatici anche nei casi in cui gli epatociti perdano la loro funzionalità divenendo cellule fibrose a seguito della produzione di collagene. La silimarina è stata anche in grado di inibire la proliferazione di cellule tumorali.

    Tra tutte queste proprietà ve n'è una molto curiosa...infatti il cardo mariano è in grado di diminuire l'intossicazione da Amanita phalloides. Utile da tenere a portata di mano in montagna quando si va a funghi...

    Dal punto di vista puramente energetico, Cardo mariano è una pianta che ben si presta alla stanchezza stagionale. Infatti nella MTC (medicina tradizionale cinese) il fegato è l'organo che muove l'energia vitale, il Qi. Lavorando sul fegato si fa circolare l'energia e l'organismo si sente più tonico.
    Buon risveglio...

    Attenzione alla pressione: il cardo mariano non dovrebbe esser usato da soggetti predisposti all'ipertensione.

    sabato 18 febbraio 2012

    GIOVEDI' GRASSO...MA DI QUELLO BUONO!

    Nel giorno in cui si celebra il giovedì grasso del carnevale è tradizione mangiare galani e frittelle, dolci tanto buoni quanto caratterizzati dall'elevata caloricità...Pasticceri e casalinghe che preparano amorevolmente questi dolci, seguendo le ricette della tradizione, sono soliti friggere gli impasti in oli non sempre delle migliori qualità. Ma questo è un altro discorso...
    Il carnevale è una festa molto articolata e variopinta che si distingue di regione in regione per usanze e costumi. Resta comune il fatto che il carnevale sia la festa che precede la Quaresima, periodo di "depurazione" attraverso il digiuno. La Quaresima viene introdotta dalla celebrazione del mercoledì delle ceneri in cui, in Veneto, si è soliti mangiare Bigoi in salsa, primo a base di cipolle ed alici (o sardine a seconda) che viene consumato abitualmente nei "giorni di magro".
    Ora sorge la domanda: cosa c'azzeccano le frittelle con le alici?? Proviamo a scoprirlo insieme...

    Le alici sono una fonte di acidi grassi essenziali della serie omega 3. Questi grassi essenziali, cioè introdotti soltanto attraverso l'alimentazione, sono detti polinsaturi (PUFA) perchè posseggono più di un'insaturazione cioè più di un doppio legame tra i carboni che li costituiscono. Nel mondo animale prevale la presenza di due forme di omega 3: EPA (Acido eicosapentaenoico - 20:5) e DHA (Acido docosaesaenoico - 22:6). Tra gli oli vegetali troviamo invece l'ALA (Acido α-linolenico - 18:3). Gli acidi grassi della serie DHA possono essere estratti anche dalle alghe per i vegetariani.

    EPA - Acido eicosapentaenoico




    DHA - Acido docosaesaenoico

    ALA - Acido α-linolenico

    EPA e DHA rispetto ad ALA, sono diversi nella biodisponibilità: infatti l'acido α-linolenico necessita di un enzima (delta-6-desaturasi) per la conversione prima in EPA e poi in DHA che sono le forme più apprezzate dal punto di vista terapeutico.
    Tuttavia anche gli ALA hanno rilevanti attività biologiche come dimostrano alcuni studi sulla prevenzione delle patologie cardiovascolari.

    EPA e DHA sono in grado di ridurre il rischio cardiovascolre meglio rispetto ad ALA. Infatti sono in grado di diminuire la pressione arteriosa e i livelli di colesterolo LDL. Tra le due catene di acidi grassi, DHA risulta quello più attivo in questo senso ed è utilizzato anche per prevenire e trattare patologie come demenza senile, depressione e alcune disfunzioni della vista.
    Oltre queste benefiche proprietà gli Omega 3 hanno un'azione antiinfiammatoria favorendo la soppressione di citochine pro-infiammatorie. Sono stati fatto studi su patologie importanti in questo senso come l'artrite reumatoide.
    (Per info dettagliate si rimanda qui)
    Le prospettive d'azione degli Omega 3 sono molto ampie, tanto che vengono suggeriti anche in patologie importanti come il tumore alla prostata dal PCRI (Prostate Cancer Research Institute).

    Il Dr. Passwater, un eminente biochimico americano che ha studiato approfonditamente l'attività degli Omega 3, sostenne ad una conferenza, svoltasi nel 2011, una tesi interessante: nel frigorifero di ogni casa d'America da qui ai prossimi 10-15 anni, troveremo un flacone di perle di Omega 3! Questo per dare una misura dell'importanza che viene data a queste molecole...

    Per chi ama però cibarsi in modo sano e genuino ricordiamo ancora i Bigoi in salsa. Avrete a disposizione un piatto unico completo di proteine, carboidrati e grassi (Omega 3)...
    Un buon inizio per cercare di "smaltire" i troppi galani e frittelle...